La Rete dei Circoli di Studio della Provincia di Firenze
Lo svolgimento contemporaneo dei Circoli di Studio nelle cinque Zone della Provincia di Firenze (Firenze, Zona Nord-Ovest, Zona Sud-Est, Comunità montana del Mugello, Comunità montana della Montagna Fiorentina) ha spinto i soggetti promotori e gestori di questi progetti a condividere fin dal 2005 l'esperienza di tale tipologia di educazione degli adulti confrontandosi su metodi, strumenti, problemi. E' nata così, su sollecitazione di EdaForum - Forum Permanente per l’Educazione degli Adulti -, una rete territoriale che ha il suo collante fondamentale nel portale www.circolidistudio.net.
La creazione della Rete ha risposto ad una precisa necessità operativa, quella di favorire forme di cooperazione e di integrazione tra diversi soggetti e diverse reti locali. I partecipanti alla Rete sono infatti convinti che:1) il sistema formativo ha bisogno di un’integrazione orizzontale (tra territori diversi) e verticale (tra esperienze, competenze e conoscenze diverse);
2) soltanto l’inserimento in un sistema consente a ciascun soggetto di mettere in gioco il suo patrimonio culturale moltiplicandolo in un confronto non teorico, ma sperimentato sul campo.
La Rete si è poi legittimata nella pratica tramite:
1) l’elaborazione e la gestione comuni di servizi a supporto dell’attività educativa, a partire da quelli informativi;
2) lo scambio di buone prassi, la loro documentazione e la valorizzazione degli elementi di trasferibilità per un’opportuna diffusione;
3) l’ottimizzazione delle risorse umane e materiali.
Il tempo ha dimostrato che la Rete ha costruito e sedimentato, non sovrapponendosi, ma coordinando reti preesistenti, una cultura operativa comune dei Circoli di Studio nella provincia di Firenze.
Dal rapporto/confronto dei cinque territori della provincia è emersa una serie di valutazioni che sono state lo spunto di riflessione del 1° Seminario della Rete realizzato il 10 novembre 2005 e che saranno il tema di ulteriore discussione del 2° Seminario della Rete organizzato per il 28 giugno 2007.
1) Il modello di autoformazione dei Circoli di Studio è, nell’insieme, poco conosciuto là dove non si sono verificate sperimentazioni antecedenti. Questo implica, per un suo reale radicamento, la necessità, anche tenendo conto delle particolarità dei diversi territori, di maggiori investimenti per la pubblicizzazione e le azioni di sollecitazione della domanda. Nelle esperienze dei vari progetti ci si è avvalsi, per la pubblicizzazione, di strutture esistenti (ad esempio gli sportelli degli URP o dei Centri per l’Impiego), ma la loro efficacia si è rivelata troppo dipendente dal livello di in/formazione specifica dell’operatore oltre che dal suo tempo e dalla sua disponibilità.
2) Si lega al problema della pubblicizzazione anche la questione che riguarda la costruzione di partnership: il radicamento del modello su un determinato territorio e l’azione stessa di sollecitazione passano necessariamente per il coinvolgimento di opinion leader e di istituzioni e strutture associative che non necessariamente fanno (o sanno di fare) formazione (circoli, associazioni, parrocchie, centri sportivi, ecc.) ma che hanno comunque un ruolo forte di conoscenza delle pieghe del tessuto sociale del territorio e di mediazione culturale tra innovazione e contesto locale. L’atteggiamento di queste strutture oscilla dal tentativo di recuperare finanziamenti per le proprie attività abituali a quello di un certo interesse che può concretizzarsi nella messa a disposizione di una sede, ma che non esplica la potenzialità di moltiplicatore della domanda e di effettiva assunzione del modello. Deve essere quindi trovato il modo di coinvolgere nei progetti con un ruolo condiviso e vincolante queste strutture associative.
3) Il radicamento del modello non può, tuttavia, essere legato soltanto alla costituzione e manutenzione di partnership più ampie. Richiede un’azione di mappatura del territorio, preliminare e legata al progetto specifico, che sia, contemporaneamente, individuazione delle risorse mobilitabili e costruzione di una rete di relazioni con le strutture che ne sono titolari. Questa azione rientra pertanto a pieno titolo nella fase della sollecitazione, ma deve prevedere, per essere svolta efficacemente, una professionalità specifica dei tutor sollecitatori fatta di conoscenza del territorio, capacità di coinvolgimento di target specifici, competenze nell’instaurare rapporti con associazioni, enti, istituzioni. Si rende dunque necessario in relazione alle specificità della realtà territoriale e del progetto finanziare un’azione di sostegno degli operatori da attuarsi in modo integrato con la loro azione. Questo garantirebbe loro la possibilità di leggere il tessuto del territorio e di impostare risposte adeguate ai bisogni che da questo emergono acquisendo elementi conoscitivi, ma soprattutto individuando risorse e stabilendo relazioni che consentano di utilizzarle al meglio.
4) A proposito della funzione strategica del tutor rispetto al radicamento del modello, è opportuno sottolineare la necessità di sostenere, coordinare e riqualificare operatori già attivi in campo formativo, educativo e sociale nei territori in modo strettamente legato al progetto operativo. E’ insomma opportuno il riconoscimento formale del profilo professionale del tutor facilitatore e del tutor sollecitatore nel modello dei Circoli di Studio. E poi prevedere di volta in volta un'ulteriore formazione ancorata saldamente alla pratica nei territori.
5) I target raggiunti con i Circoli finora realizzati hanno come limite strutturale quello di attrarre prevalentemente, al di là del titolo di studio formale, soggetti socialmente inseriti, attivi, con un buon grado di autonomia nella gestione delle proprie risorse intellettuali. Pertanto, poiché la finalità dell’EdA è il coinvolgimento, in una prassi di continua implementazione delle competenze, del maggior numero possibile di cittadini e cittadine, soprattutto di coloro che sono culturalmente più deprivati, i Circoli di Studio sono una delle possibili strategie e non la strategia del lifelong learning.
6) Le esperienze finora realizzate sembrano portare alla conclusione che il modello dei Circoli di Studio possa essere utilizzato come uno strumento di crescita educativa, purché sia inserito all’interno del piano di sviluppo complessivo dell'Ente Locale, purché si creino le condizioni operative attraverso un’opportuna azione di sollecitazione del territorio, purché si realizzino adeguate azioni di accompagnamento e di sostegno.
7) Per verificare la validità educativa del Circolo di Studio è necessario prevedere un adeguato sistema di monitoraggio e di valutazione.
Nuova proposta operativa:
Un secondo Seminario di studio sulle competenze dei tutor, in considerazione delle funzioni fondamentali che svolgono tali figure in questa tipologia di EdA ed in generale sulle competenze di tutti gli operatori dei CdS.
“Un circolo...sui circoli di studio: giornata di studio sulle problematiche organizzative e le figure degli operatori nei percorsi di autoformazione”
Data: 28 giugno 2007
Soggetti coinvolti: le Agenzie capofila dei progetti; le Agenzie partner; gli Operatori (tutor e coordinatori); gli Esperti; gli Utenti dei CdS delle cinque Zone della Provincia di Firenze
Invitati: Assessore competente e Dirigenti della Regione Toscana; Assessore competente e Dirigenti della Provincia di Firenze, Assessori competenti e Dirigenti dei Comuni della Provincia di Firenze, Assessori competenti e Dirigenti delle Comunità montane della Provincia di Firenze; Docenti delle Università degli studi della Toscana; Sindacati; Imprese; Associazioni; inoltre i CdS delle altre province della Toscana con i loro promotori ed organizzatori istituzionali e non.





